Entro un paio di giorni il sito CHIUDE!Chiudiamo per poter dare il via al nuovo, e speriamo più funzionale, sito! Il vecchio sito ed il materiale contenuto saranno parcheggiati in una pagina di quello nuovo (questo quel che credo di aver capito dalle spiegazioni informatiche di Gionata...) ma a scanso di recriminazioni invito chi volesse salvare con sicurezza interviste o altro materiale che gli interessa particolarmente a farlo entro domani!Ripeto che non dovrebbe andare perso nulla... ma non si sa mai!!!!!!Per il nuovo sito contiamo di dare una prima impostazione generica alla struttura per poi modificarlo in base alle esigenze! Se avete idee o richieste fatecelo sapere!smile
Le 5 ultime notizie
6 MAGGIO CONSEGNA PRODOTTI ACQUISTI INTELLIGENTI!
- da gianlucaAM
22/05/2009 - 12:38
SABATO 6 GIUGNO EFFETTUEREMO LA SECONDA CONSEGNA DEI PRODOTTI DEGLI ACQUISTI INTELLIGENTI.Chi dovesse ancora dare il proprio ordinativo può contattarmi via mail (gianluca101@virgilio.it)ed io fornirò i recapiti degli incaricati di carne, formaggio e detersivi in modo che possiate mettervi daccordo per ordini e soldi!Per la frutta dobbiamo aspettare il prossimo "turno" ma la cassetta esempio è sembrata soddisfacente (per costo e qualità) e quindi siamo ottimisti! Un pò di pazienza...!!PER TUTTI: SERVE UN PUNTO DI RACCOLTA (IO SONO OUT) PER LA CONSEGNA DEI PRODOTTI, SI ACCETTANO VOLONTARI!
SABATO 6 GIUGNO EFFETTUEREMO LA SECONDA CONSEGNA DEI PRODOTTI DEGLI ACQUISTI INTELLIGENTI.Chi dovesse ancora dare il proprio ordinativo può contattarmi via mail (gianluca101@virgilio.it)ed io fornirò i recapiti degli incaricati di carne, formaggio e detersivi in modo che possiate mettervi daccordo per ordini e soldi!Per la frutta dobbiamo aspettare il prossimo "turno" ma la cassetta esempio è sembrata soddisfacente (per costo e qualità) e quindi siamo ottimisti! Un pò di pazienza...!!PER TUTTI: SERVE UN PUNTO DI RACCOLTA (IO SONO OUT) PER LA CONSEGNA DEI PRODOTTI, SI ACCETTANO VOLONTARI!
CENA GRILLINA DI GIOVEDI!!!!!!!!!
- da gianlucaAM
20/05/2009 - 19:48
GIOVEDI CI vediamo, per chi vuole e può, dalle 19,00 per l'aperitivo al crazy horse (se si scrive cosi...)sulla cassia nord, dopo il cimitero..., girate a destra e lo trovate sulla sinistra (fa angolo con la cassia! e davanti a CENCIONI revisione auto!) e alle 20,30 al campo di rugby di santa barbara in via del campo scolastico(traversa della strada teverina) dopo il supermercato EUROSPIN! Più meglio... attraversato il passaggio a livello girare a sinistra (via francesco baracca che poi diventa strada teverina) percorrere circa 1 kilometro e sulla destra prendere via del campo scolastico, superare il supermercato EUROSPIN e poi... strillate!coolCi vediamo domani!!!PS ricordo che prenderemo ordinazioni e soldi per gli ACQUISTI INTELLIGENTI e che il costo della cena è di 15 euro per gli adulti e 10 euro per i bambini!!!!Di più....nin zo!biggrin
GIOVEDI CI vediamo, per chi vuole e può, dalle 19,00 per l'aperitivo al crazy horse (se si scrive cosi...)sulla cassia nord, dopo il cimitero..., girate a destra e lo trovate sulla sinistra (fa angolo con la cassia! e davanti a CENCIONI revisione auto!) e alle 20,30 al campo di rugby di santa barbara in via del campo scolastico(traversa della strada teverina) dopo il supermercato EUROSPIN! Più meglio... attraversato il passaggio a livello girare a sinistra (via francesco baracca che poi diventa strada teverina) percorrere circa 1 kilometro e sulla destra prendere via del campo scolastico, superare il supermercato EUROSPIN e poi... strillate!coolCi vediamo domani!!!PS ricordo che prenderemo ordinazioni e soldi per gli ACQUISTI INTELLIGENTI e che il costo della cena è di 15 euro per gli adulti e 10 euro per i bambini!!!!Di più....nin zo!biggrin
350000 firme... questo il numero necessario per proporre un "disegno di legge di iniziativa popolare"...questo è quello che mi hanno fatto studiare a scuola. Educazione Civica, questa la materia tanto IMPORTANTE a detta dei miei professori dell'epoca!Che tristezza constatare come io, all'epoca adolescente, avessi già chiara l'inutilità di materie come quelle!Iniziativa popolare... certo! Ci credevano solo loro............ Nella realtà le cose sono un (bel) pò diverse. Delle "iniziative popolari" i nostri (VOSTRI) politicanti non sanno cosa farsene (o, a voler essere più piccanti, lo sanno benissimo.... le usano per "fare pulizie"...). Nella realtà iniziative come quella del Vday vengono messe a tacere, diffamate, minimizzate, derise. Nella realtà il tanto decantato bisogno di giovani che si interessino alla politica deve scontrsi con l'indifferenza di chi politica (nel senso più spregevole che potete dare a questa parola) la fa solo a modo suo! Nella realtà il popolo è sovrano solo per scegliere quale abbonamento fare alla tv o sul telefonino!Altro che partecipazione popolare!............................ Ma adesso sono cresciuto... e devo dire "Grazie Beppe", grazie perchè mi fai vedere immagini come queste... perchè mi fai capire come per difendere i miei diritti valga la pena di combattere sempre! Sempre! Malgrado tutto, malgrado tutti. Ci prendono per il culo, ci ignorano, ci deridono... non fa niente, alla fine l'avremo vinta noi!E grazie perchè mi hai fatto riconsiderare delle persone che ho ingiustamente sottovalutato.Forse quei professori non avevano torto... forse adesso che sono più grande posso arrivare a capire la grandezza di quelle persone che cercavano di insegnarmi la VERA DEMOCRAZIA... Oggi sono convinto di quello che mi dicevano: il popolo DEVE essere sovrano! Riprendiamoci l'Italia!!!!!!!!!!!!!!:............................................................................................................................
Su beppegrillo.it trovate gli altri filmati della PITTIMA!
350000 firme... questo il numero necessario per proporre un "disegno di legge di iniziativa popolare"...questo è quello che mi hanno fatto studiare a scuola. Educazione Civica, questa la materia tanto IMPORTANTE a detta dei miei professori dell'epoca!Che tristezza constatare come io, all'epoca adolescente, avessi già chiara l'inutilità di materie come quelle!Iniziativa popolare... certo! Ci credevano solo loro............ Nella realtà le cose sono un (bel) pò diverse. Delle "iniziative popolari" i nostri (VOSTRI) politicanti non sanno cosa farsene (o, a voler essere più piccanti, lo sanno benissimo.... le usano per "fare pulizie"...). Nella realtà iniziative come quella del Vday vengono messe a tacere, diffamate, minimizzate, derise. Nella realtà il tanto decantato bisogno di giovani che si interessino alla politica deve scontrsi con l'indifferenza di chi politica (nel senso più spregevole che potete dare a questa parola) la fa solo a modo suo! Nella realtà il popolo è sovrano solo per scegliere quale abbonamento fare alla tv o sul telefonino!Altro che partecipazione popolare!............................ Ma adesso sono cresciuto... e devo dire "Grazie Beppe", grazie perchè mi fai vedere immagini come queste... perchè mi fai capire come per difendere i miei diritti valga la pena di combattere sempre! Sempre! Malgrado tutto, malgrado tutti. Ci prendono per il culo, ci ignorano, ci deridono... non fa niente, alla fine l'avremo vinta noi!E grazie perchè mi hai fatto riconsiderare delle persone che ho ingiustamente sottovalutato.Forse quei professori non avevano torto... forse adesso che sono più grande posso arrivare a capire la grandezza di quelle persone che cercavano di insegnarmi la VERA DEMOCRAZIA... Oggi sono convinto di quello che mi dicevano: il popolo DEVE essere sovrano! Riprendiamoci l'Italia!!!!!!!!!!!!!!:............................................................................................................................
Su beppegrillo.it trovate gli altri filmati della PITTIMA!
CENA GRILLINA GIOVEDI 21 MAGGIO!
- da gianlucaAM
17/05/2009 - 19:52
CENA GRILLINA GIOVEDI 21 MAGGIO
............................ALLORA: la cena si farà al campo sportivo di rugby di SANTA BARBARA vicino supermercato EUROSPIN di via del campo sportivo!La cena avrà un costo di 15 euro ed il menu preciso lo comunicherò lunedi appena parlato con i responsabili!Fuori della sala c'è un bel prato per i piccoli ed io proporrei di incontrarci qualche minuto prima per prendere un aperitivo e fare le varie presentazioni!L'orario e la cartina per arrivarci (sempre che riesca a farla...) lo inserisco domani!Grazie, e mi raccomando date la vostra adesione per poter calcolare i posti/pasti!!!!
CENA GRILLINA GIOVEDI 21 MAGGIO
............................ALLORA: la cena si farà al campo sportivo di rugby di SANTA BARBARA vicino supermercato EUROSPIN di via del campo sportivo!La cena avrà un costo di 15 euro ed il menu preciso lo comunicherò lunedi appena parlato con i responsabili!Fuori della sala c'è un bel prato per i piccoli ed io proporrei di incontrarci qualche minuto prima per prendere un aperitivo e fare le varie presentazioni!L'orario e la cartina per arrivarci (sempre che riesca a farla...) lo inserisco domani!Grazie, e mi raccomando date la vostra adesione per poter calcolare i posti/pasti!!!!
PRODUTTORI VIRTUOSI
- da gianlucaAM
09/05/2009 - 12:37
PRODUTTORI VIRTUOSI - Detersivi alla spina - Un flacone di detersivo per i piatti ha una sua utilità (quella di contenere il detersivo!) per solo pochi giorni poi, terminato il detersivo, diventa parte delle tonnellate di rifiuti che giornalmente immettiamo nelle nostre discariche o, “grazie” agli inceneritori, nei nostri polmoni!La nostra domanda è: possiamo eliminare, o almeno limitare, l’immissione di questi contenitori nelle discariche? La risposta è si. E possiamo farlo con un gesto semplicissimo quanto utilissimo: utilizzando detersivi alla “spina”. Nel filmato, di cui io e Maurizio ci scusiamo subito per la scarsa qualità sia video che, soprattutto, audio... (ma abbiate pazienza, non lo facciamo per mangiare... e meno male!!), non facciamo altro che indicare il negozio dove questi vengono venduti e le modalità di prelievo del prodotto.La cosa, come detto, è semplicissima ed il risultato ottenuto grazie al riutilizzo del flacone è enorme. fate un rapido calcolo del detersivo per piatti che normalmente comperate in un anno e avrete il numero di flaconi che NON andranno a finire in discarica (o peggio bruciati). Ripetete il calcolo per i detersivi per lavatrice e a mano, lana e delicati ed ammorbidente e saprete quanta immondizia in meno potrete far gravare sulle spalle dei vostri figli!I costi di questi prodotti sono:Detersivo per lavatrice (e a mano) 3 litri Euro 3,60 (flacone Euro 0,85)Detersivo per lana e delicati 1 litro Euro 1,10 /flacone Euro 0,60)Ammorbidente 2 litri Euro 1,80 (flacone Euro 0,75)Detersivo per piatti 1 litro Euro 0,90 (flacone Euro 0,60)Non pensiamo di poter eliminare completamente il problema dei rifiuti (almeno non ancora!), riteniamo però doveroso intraprendere tutte quelle iniziative che ci possano far cominciare. Un piccolo gesto, un grande punto di partenza!PS come potete immaginare, cerchiamo attori... e cameramen...
PRODUTTORI VIRTUOSI - Detersivi alla spina - Un flacone di detersivo per i piatti ha una sua utilità (quella di contenere il detersivo!) per solo pochi giorni poi, terminato il detersivo, diventa parte delle tonnellate di rifiuti che giornalmente immettiamo nelle nostre discariche o, “grazie” agli inceneritori, nei nostri polmoni!La nostra domanda è: possiamo eliminare, o almeno limitare, l’immissione di questi contenitori nelle discariche? La risposta è si. E possiamo farlo con un gesto semplicissimo quanto utilissimo: utilizzando detersivi alla “spina”. Nel filmato, di cui io e Maurizio ci scusiamo subito per la scarsa qualità sia video che, soprattutto, audio... (ma abbiate pazienza, non lo facciamo per mangiare... e meno male!!), non facciamo altro che indicare il negozio dove questi vengono venduti e le modalità di prelievo del prodotto.La cosa, come detto, è semplicissima ed il risultato ottenuto grazie al riutilizzo del flacone è enorme. fate un rapido calcolo del detersivo per piatti che normalmente comperate in un anno e avrete il numero di flaconi che NON andranno a finire in discarica (o peggio bruciati). Ripetete il calcolo per i detersivi per lavatrice e a mano, lana e delicati ed ammorbidente e saprete quanta immondizia in meno potrete far gravare sulle spalle dei vostri figli!I costi di questi prodotti sono:Detersivo per lavatrice (e a mano) 3 litri Euro 3,60 (flacone Euro 0,85)Detersivo per lana e delicati 1 litro Euro 1,10 /flacone Euro 0,60)Ammorbidente 2 litri Euro 1,80 (flacone Euro 0,75)Detersivo per piatti 1 litro Euro 0,90 (flacone Euro 0,60)Non pensiamo di poter eliminare completamente il problema dei rifiuti (almeno non ancora!), riteniamo però doveroso intraprendere tutte quelle iniziative che ci possano far cominciare. Un piccolo gesto, un grande punto di partenza!PS come potete immaginare, cerchiamo attori... e cameramen...
Mistero Borsellino - Mancino ci dica la verità
- da L\'Espresso
Dopo il "botto" sull'autostrada di Capaci, nei 56 giorni che separarono l'attentato a Giovanni Falcone da quello a Paolo Borsellino, l'allora ministro dell'Interno Nicola Mancino sarebbe venuto a sapere che pezzi dello Stato avevano intavolato una "trattativa" con Cosa nostra per far cessare il terrorismo mafioso, in cambio di alcune concessioni legislative: prima fra tutte la revisione del maxiprocesso. Sarebbe stato uno dei protagonisti di quel negoziato, Vito Ciancimino, a chiedere alcune "garanzie istituzionali", tra cui quella che Mancino fosse informato.
E avrebbe ottenuto, attraverso canali tuttora al vaglio dei magistrati, che l'informazione giungesse al destinatario. È uno dei passaggi più delicati delle nuove rivelazioni fatte nei giorni scorsi ai pm di Palermo da Massimo Ciancimino, il figlio prediletto di Vito, l'ex sindaco mafioso del capoluogo siciliano che fu per decenni la longa manus del boss Bernardo Provenzano nel cuore della Dc.
I nuovi verbali, trasmessi subito a Caltanissetta, sono già sul tavolo del procuratore Sergio Lari, che coordina l'ultimo fascicolo rimasto aperto sui mandanti esterni della strage di via D'Amelio e contengono rivelazioni che potrebbero imprimere una svolta alle indagini sull'eliminazione di Borsellino, la pagina più inquietante della sfida mafiosa sferrata contro le istituzioni all'inizio degli anni Novanta. Gli stessi verbali sono confluiti nella nuova indagine della procura di Palermo sui "sistemi criminali" in azione in Italia durante la stagione delle stragi. E non è escluso che Nicola Mancino, oggi vicepresidente del Csm, venga chiamato dalle due procure siciliane nelle prossime settimane per fornire la sua versione dei fatti.
Massimo Ciancimino, l'unico dei quattro figli di don Vito a vivere con lui fino alla fine dei suoi giorni, è un personaggio assai controverso: condannato a cinque anni e otto mesi per riciclaggio del tesoro accumulato dal padre in quarant'anni di attività politico-amministrativa, imprenditore di una miriade di società grandi e piccole, è noto a Palermo per le sue abitudini da bon vivant, tra auto di lusso, yacht miliardari e vacanze esclusive. Da qualche mese, il figlio dell'ex sindaco 'collabora' con gli inquirenti e nelle ultime settimane ha ricostruito nei dettagli con i magistrati di Palermo le fasi cruciali del negoziato che gli uomini del Ros Mario Mori e Giuseppe De Donno, a cavallo tra le due stragi del '92, avviarono con don Vito per chiedere al boss Totò Riina di fermare l'attacco allo Stato. "Mio padre", ha detto Ciancimino, "era molto prudente, comprendeva tutti i rischi della situazione, e voleva essere sicuro che ci fosse una copertura istituzionale al negoziato.
Voleva accertarsi che gli uomini del Ros avessero concretamente l'approvazione delle istituzioni". È questa una circostanza che Mori e De Donno hanno sempre negato, sostenendo di essere andati da Ciancimino in assoluta autonomia, spinti solo dalla necessità di stringere il cerchio attorno a Riina. Ma Ciancimino jr la racconta in un modo diverso, sostenendo davanti ai pm di Palermo di aver visto con i suoi occhi il famoso "papello", il foglio con le richieste che Cosa nostra presentò allo Stato in cambio di uno stop alla stagione delle stragi. "Il medico personale di Riina, Antonino Cinà", ha raccontato, "era il collegamento diretto.
Tutte le volte che mio padre ha iniziato la trattativa, l'ho visto spesso a casa mia". Ma a portare il "papello", secondo il giovane imprenditore, sarebbe stata un'altra persona, un "signore distinto", che avrebbe consegnato materialmente la busta con le rivendicazioni di Cosa nostra. "Mio padre lo conosceva", ha aggiunto Massimo Ciancimino, "lo aveva incontrato varie volte a Roma. Non so perché la busta gli venne consegnata a Palermo". Quel "signore distinto" il figlio di don Vito non lo conosce, non sa chi sia. I pm di Palermo gli hanno sottoposto una serie di fotografie, ma l'esito degli accertamenti è ancora top secret.
È a questo punto della trattativa che l'ex sindaco di Palermo, secondo il figlio, avrebbe chiesto una "garanzia" istituzionale per procedere nel negoziato con lo Stato. Chiedendo di informare il ministro Mancino degli incontri avviati tra Roma e Palermo con gli uomini del Ros. Secondo Ciancimino jr, quella richiesta sarebbe stata esaudita. Il padre avrebbe avuto la conferma che Mancino era stato informato.
Dopo questa rivelazione, l'attenzione investigativa si è concentrata sull'incontro del 1 luglio 1992, il giorno in cui Paolo Borsellino venne convocato al Viminale durante la cerimonia di insediamento di Mancino, che subentrò a Vincenzo Scotti alla guida del ministero degli Interni. I pm hanno acquisito l'interrogatorio reso da Mancino ai magistrati di Caltanissetta nel '98: "Non ho precisa memoria di tale circostanza, anche se non posso escluderla", ha detto Mancino ai pm, "era il giorno del mio insediamento, mi vennero presentati numerosi funzionari e direttori generali. Non escludo che tra le persone che possono essermi state presentate ci fosse anche il dottor Borsellino. Con lui però non ho avuto alcuno specifico colloquio e perciò non posso ricordare in modo sicuro la circostanza".
Un incontro che, invece, ricorda l'avvocato generale di Palermo Vittorio Aliquò che quel giorno accompagnò Borsellino sulla soglia della stanza del neo-ministro. Ricorda di averlo visto entrare, di averlo visto uscire poco dopo, e di essere entrato a sua volta, ma da solo.
Perché questo incontro è importante per le indagini? Perché, ipotizzano i magistrati, se è vero che Mancino fu avvertito della trattativa in corso, anche Borsellino, erede di Falcone, in quel momento uomo-simbolo della lotta alla mafia in Italia, e candidato in pectore alla Superprocura, potrebbe esserne stato a sua volta informato quel giorno al Viminale. E se davvero Borsellino avesse saputo che lo Stato era sceso a patti con Cosa nostra, è la tesi investigativa, la sua posizione di netta contrapposizione o di presa di distanza potrebbe averne determinato la morte. È certo, sottolineano in procura, che ad un certo punto la trattativa si arenò, le richieste di Cosa nostra vennero giudicate inaccettabili, e Riina decise di provocare un nuovo "botto" per riavviare i contatti istituzionali. E le sentenze di due processi, quello per la strage di Firenze e il Borsellino-bis concluso a Caltanissetta, acquisite a Palermo agli atti della nuova inchiesta, hanno sostenuto che fu proprio la trattativa interrotta a provocare una ripresa della stagione delle stragi.
"Dopo la morte di Borsellino, mio padre si sentiva in colpa", ha rivelato Massimo Ciancimino. "Mi confidò le sue riflessioni su tutta questa storia: disse che avviare la trattativa era già stata una prova di debolezza da parte dello Stato, ma che fermarla aveva avuto un effetto disastroso".
Fin qui le rivelazioni del figlio di don Vito, che nei giorni scorsi a Palermo è rimasto vittima di un'intimidazione che lo ha costretto ad anticipare la partenza per la città del nord Italia dove vive attualmente con la famiglia.
Chiarezza sugli incontri di quel primo luglio al Viminale hanno sempre reclamato i fratelli di Paolo Borsellino, Rita e Salvatore. "Chiedo soprattutto al senatore Nicola Mancino del quale ricordo, negli anni immediatamente successivi al '92, una sua lacrima spremuta a forza durante una commemorazione di Paolo a Palermo", ha scritto Salvatore Borsellino in una lettera aperta nel luglio del 2007, "lacrima che mi fece indignare al punto da alzarmi e abbandonare la sala, di sforzare la memoria per raccontarci di cosa si parlò nell'incontro con Paolo"
Dopo il "botto" sull'autostrada di Capaci, nei 56 giorni che separarono l'attentato a Giovanni Falcone da quello a Paolo Borsellino, l'allora ministro dell'Interno Nicola Mancino sarebbe venuto a sapere che pezzi dello Stato avevano intavolato una "trattativa" con Cosa nostra per far cessare il terrorismo mafioso, in cambio di alcune concessioni legislative: prima fra tutte la revisione del maxiprocesso. Sarebbe stato uno dei protagonisti di quel negoziato, Vito Ciancimino, a chiedere alcune "garanzie istituzionali", tra cui quella che Mancino fosse informato.
E avrebbe ottenuto, attraverso canali tuttora al vaglio dei magistrati, che l'informazione giungesse al destinatario. È uno dei passaggi più delicati delle nuove rivelazioni fatte nei giorni scorsi ai pm di Palermo da Massimo Ciancimino, il figlio prediletto di Vito, l'ex sindaco mafioso del capoluogo siciliano che fu per decenni la longa manus del boss Bernardo Provenzano nel cuore della Dc.
I nuovi verbali, trasmessi subito a Caltanissetta, sono già sul tavolo del procuratore Sergio Lari, che coordina l'ultimo fascicolo rimasto aperto sui mandanti esterni della strage di via D'Amelio e contengono rivelazioni che potrebbero imprimere una svolta alle indagini sull'eliminazione di Borsellino, la pagina più inquietante della sfida mafiosa sferrata contro le istituzioni all'inizio degli anni Novanta. Gli stessi verbali sono confluiti nella nuova indagine della procura di Palermo sui "sistemi criminali" in azione in Italia durante la stagione delle stragi. E non è escluso che Nicola Mancino, oggi vicepresidente del Csm, venga chiamato dalle due procure siciliane nelle prossime settimane per fornire la sua versione dei fatti.
Massimo Ciancimino, l'unico dei quattro figli di don Vito a vivere con lui fino alla fine dei suoi giorni, è un personaggio assai controverso: condannato a cinque anni e otto mesi per riciclaggio del tesoro accumulato dal padre in quarant'anni di attività politico-amministrativa, imprenditore di una miriade di società grandi e piccole, è noto a Palermo per le sue abitudini da bon vivant, tra auto di lusso, yacht miliardari e vacanze esclusive. Da qualche mese, il figlio dell'ex sindaco 'collabora' con gli inquirenti e nelle ultime settimane ha ricostruito nei dettagli con i magistrati di Palermo le fasi cruciali del negoziato che gli uomini del Ros Mario Mori e Giuseppe De Donno, a cavallo tra le due stragi del '92, avviarono con don Vito per chiedere al boss Totò Riina di fermare l'attacco allo Stato. "Mio padre", ha detto Ciancimino, "era molto prudente, comprendeva tutti i rischi della situazione, e voleva essere sicuro che ci fosse una copertura istituzionale al negoziato.
Voleva accertarsi che gli uomini del Ros avessero concretamente l'approvazione delle istituzioni". È questa una circostanza che Mori e De Donno hanno sempre negato, sostenendo di essere andati da Ciancimino in assoluta autonomia, spinti solo dalla necessità di stringere il cerchio attorno a Riina. Ma Ciancimino jr la racconta in un modo diverso, sostenendo davanti ai pm di Palermo di aver visto con i suoi occhi il famoso "papello", il foglio con le richieste che Cosa nostra presentò allo Stato in cambio di uno stop alla stagione delle stragi. "Il medico personale di Riina, Antonino Cinà", ha raccontato, "era il collegamento diretto.
Tutte le volte che mio padre ha iniziato la trattativa, l'ho visto spesso a casa mia". Ma a portare il "papello", secondo il giovane imprenditore, sarebbe stata un'altra persona, un "signore distinto", che avrebbe consegnato materialmente la busta con le rivendicazioni di Cosa nostra. "Mio padre lo conosceva", ha aggiunto Massimo Ciancimino, "lo aveva incontrato varie volte a Roma. Non so perché la busta gli venne consegnata a Palermo". Quel "signore distinto" il figlio di don Vito non lo conosce, non sa chi sia. I pm di Palermo gli hanno sottoposto una serie di fotografie, ma l'esito degli accertamenti è ancora top secret.
È a questo punto della trattativa che l'ex sindaco di Palermo, secondo il figlio, avrebbe chiesto una "garanzia" istituzionale per procedere nel negoziato con lo Stato. Chiedendo di informare il ministro Mancino degli incontri avviati tra Roma e Palermo con gli uomini del Ros. Secondo Ciancimino jr, quella richiesta sarebbe stata esaudita. Il padre avrebbe avuto la conferma che Mancino era stato informato.
Dopo questa rivelazione, l'attenzione investigativa si è concentrata sull'incontro del 1 luglio 1992, il giorno in cui Paolo Borsellino venne convocato al Viminale durante la cerimonia di insediamento di Mancino, che subentrò a Vincenzo Scotti alla guida del ministero degli Interni. I pm hanno acquisito l'interrogatorio reso da Mancino ai magistrati di Caltanissetta nel '98: "Non ho precisa memoria di tale circostanza, anche se non posso escluderla", ha detto Mancino ai pm, "era il giorno del mio insediamento, mi vennero presentati numerosi funzionari e direttori generali. Non escludo che tra le persone che possono essermi state presentate ci fosse anche il dottor Borsellino. Con lui però non ho avuto alcuno specifico colloquio e perciò non posso ricordare in modo sicuro la circostanza".
Un incontro che, invece, ricorda l'avvocato generale di Palermo Vittorio Aliquò che quel giorno accompagnò Borsellino sulla soglia della stanza del neo-ministro. Ricorda di averlo visto entrare, di averlo visto uscire poco dopo, e di essere entrato a sua volta, ma da solo.
Perché questo incontro è importante per le indagini? Perché, ipotizzano i magistrati, se è vero che Mancino fu avvertito della trattativa in corso, anche Borsellino, erede di Falcone, in quel momento uomo-simbolo della lotta alla mafia in Italia, e candidato in pectore alla Superprocura, potrebbe esserne stato a sua volta informato quel giorno al Viminale. E se davvero Borsellino avesse saputo che lo Stato era sceso a patti con Cosa nostra, è la tesi investigativa, la sua posizione di netta contrapposizione o di presa di distanza potrebbe averne determinato la morte. È certo, sottolineano in procura, che ad un certo punto la trattativa si arenò, le richieste di Cosa nostra vennero giudicate inaccettabili, e Riina decise di provocare un nuovo "botto" per riavviare i contatti istituzionali. E le sentenze di due processi, quello per la strage di Firenze e il Borsellino-bis concluso a Caltanissetta, acquisite a Palermo agli atti della nuova inchiesta, hanno sostenuto che fu proprio la trattativa interrotta a provocare una ripresa della stagione delle stragi.
"Dopo la morte di Borsellino, mio padre si sentiva in colpa", ha rivelato Massimo Ciancimino. "Mi confidò le sue riflessioni su tutta questa storia: disse che avviare la trattativa era già stata una prova di debolezza da parte dello Stato, ma che fermarla aveva avuto un effetto disastroso".
Fin qui le rivelazioni del figlio di don Vito, che nei giorni scorsi a Palermo è rimasto vittima di un'intimidazione che lo ha costretto ad anticipare la partenza per la città del nord Italia dove vive attualmente con la famiglia.
Chiarezza sugli incontri di quel primo luglio al Viminale hanno sempre reclamato i fratelli di Paolo Borsellino, Rita e Salvatore. "Chiedo soprattutto al senatore Nicola Mancino del quale ricordo, negli anni immediatamente successivi al '92, una sua lacrima spremuta a forza durante una commemorazione di Paolo a Palermo", ha scritto Salvatore Borsellino in una lettera aperta nel luglio del 2007, "lacrima che mi fece indignare al punto da alzarmi e abbandonare la sala, di sforzare la memoria per raccontarci di cosa si parlò nell'incontro con Paolo"
Contro la corruzione, prima che dilaghi in ogni settore della vita pubblica e privata, serve una rivolta morale, «ogni individuo si deve sentire eticamente coinvolto per la sua parte, che sia pubblica o privata». Intanto l'Italia dovrebbe «ratificare il prima possibile la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione», una firma attesa dal 1997. E, contestualmente, «provvedere a punire anche la corruzione tra privati, come già avviene in Europa, non solo tra soggetti pubblici come avviene finora».
Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso non è sorpreso per la fotografia che sta emergendo dalle inchieste che hanno coinvolto le giunte di Napoli, di Pescara, di Firenze e gli amministratori locali di Potenza. “L'Italia dei favori”, per chi si occupa di mafia, è pane quotidiano. «Spesso, direi sempre, nelle indagini di mafia abbiamo trovato un sistema clientelare basato sulle intermediazioni, tu hai bisogno-io ti prometto-tu mi dai in cambio qualcosa. La moneta di scambio più usata è il voto ma l'intermediazione può riguardare molte altre cose, dagli appalti al posto di lavoro, dalla nomina e all'incarico».
Le ultime inchieste, pur non avendo a che fare con la mafia, ci raccontano un sistema antico e conosciuto? «Purtroppo è il legame di sempre tra chi ha il potere e lo gestisce e chi ha bisogno di qualcosa. È un meccanismo che dal sistema mafioso si è esteso, come metodo, nella sfera politica. C'è un parallelismo tra sistema mafioso e sistema politico e riguarda il metodo clientelare. Prendiamo i concorsi pubblici: oggi non c'è un candidato a un concorso pubblico convinto di poter avere il posto o l'incarico, che magari si merita, senza dover prima ricercare una spinta. Giuseppe Guttadauro, stimato medico e boss di Brancaccio, pluricondannato, decideva nel salotto di casa sua quale medico dovesse ricoprire un determinato incarico in un certo ospedale. Lo stesso fa il politico».
La politica, come la mafia, cerca di conquistare il consenso sulla base di un sistema di favori? «È così. Oggi l'imprenditore stimato, il politico influente fanno parte di una rete di amicizie strumentali a cui si cerca di connettersi in mancanza di altre reti basate su valori come onesta, affidabilità, merito, professionalità. Tutto si risolve nella microfisica dei rapporti interpersonali. È lì che si prendono decisioni, si fanno affari, si veicolano capitali, si utilizzano conoscenze. Questo insieme reticolare ha una vischiosità e una forza di inerzia per cui chi non è dentro si ritrova esposto alla perdita di benefici. La scelta è restare fuori, da tutto, o entrare nel club. Questo sistema, allargandosi a macchia d'olio, ha creato la convinzione che le pratiche clientelari producano occupazione. Ormai è una regola di comportamento a cui tutti si attengono. Gli animali occupano il territorio. Mafia e politica adottano la stessa logica: occupare il territorio in vista del consenso».
Procuratore, analisi gravissima. «È quanto ci raccontano le indagini. Il problema è che tutto questo è diventato normale, una prassi, come se andasse bene a tutti. Ricordo il caso di Vincenzo Lo Giudice (deputato della regione Sicilia e dal 2001 al 2004 deputato dell'Udc, condannato nel febbraio 2008 in primo grado per associazione mafiosa, corruzione, turbativa d'asta ndr), portatore di ben 40 mila voti e per questo conteso prima a destra e poi a sinistra. Allora dissi che finché la politica resta cieca di fronte a questi casi, sarà difficile uscire da ambiguità e collusioni. Mi fu risposto che quei voti sarebbero andati comunque a qualcuno. Tanto valeva portarseli a casa».
È stato pesato il fatturato della mafia. Quanto vale la corruzione nel bilancio di clan e famiglie? «La prassi è che la famiglia mafiosa incassi una tangente del 2-3% del valore dell'opera costruita sul territorio del clan. Più in generale è stato calcolato che il 10 per cento del denaro pubblico prenda altre vie. Una seria lotta alla corruzione farebbe risparmiare questi soldi per destinarli a famiglie, scuola, lavoro, alla stessa giustizia».
Secondo un'indagine del Cnel la maggiore difficoltà per le imprese del nord che vogliono investire al sud non è la mafia ma "l'inefficienza della pubblica amministrazione". «Un risultato che fa ancora più rabbia. Significa che quello della mafia è una specie di costo fisso, lo puoi preventivare nel budget. I ritardi, il rialzo dei costi e tutta quella burocrazia su cui poi prospera la corruzione, no. Quando penso a questa indagine mi viene in mente Vito Ciancimino, il sindaco del sacco di Palermo, che disse che i magistrati erano dei pazzi perché volevano distruggere il sistema della tangente fissa che a suo modo aveva un ordine ed era una garanzia».
Quanto può essere utile ai clan una classe politica e, per riflesso, una società che vivono più sui favori che sul merito? «Il sistema dei favori e delle clientele può far proliferare e prosperare il sistema mafioso. Sono sistemi modulari, possono funzionare entrambi in modo autonomo e convivere seppur separatamente. Oppure ci possono essere reciproche interferenze. Dipende dal territori».
Perché sono fondamentali le intercettazioni per combattere i reati contro la pubblica amministrazione e poi, come s'è visto, arrivare al crimine organizzato? «Oggi, in mancanza di testimoni e di documentazioni, le intercettazioni sono uno strumento necessario per portare prove granitiche in aula. Per un reato come la corruzione che richiede un accordo tra corruttore e corrotto - io lo chiamo sinallagma - per cui entrambi non hanno interesse a denunciare per proteggersi e non indebolirsi, le intercettazioni sono fondamentali».
Certe prassi come il favore e la clientela non sempre sono reato. Cosa serve per combattere certe storture del sistema? «Mancano i controlli sulla discrezionalità e sulla legalità degli atti della pubblica amministrazione. Una volta c'erano i Comitati regionali di controllo (Coreco) e i segretari comunali di nomina statale garantivano la legalità. Oggi i Coreco non ci sono più e i segretari sono di nomina politica».
Il Parlamento, a maggioranza, ha approvato la norma per cui gli appalti fino a 500 mila euro saranno dati a trattativa privata, il 30% dei cantieri aperti oggi in Italia affidati sulla base delle conoscenze personali di sindaci, assessori. «Non vorrei sembrare cinico, ma il vero problema oggi non è la trattativa privata o l'asta pubblica. Il problema è l'onestà e l'etica di chi affida i lavori: se lo fanno a prezzo giusto, nei tempi prestabiliti, ne guadagniamo tutti».
Procuratore, è stato convocato dalla Commissione antimafia sull'emergenza legata ai legami tra politica e crimine organizzato? «Non ancora».
Contro la corruzione, prima che dilaghi in ogni settore della vita pubblica e privata, serve una rivolta morale, «ogni individuo si deve sentire eticamente coinvolto per la sua parte, che sia pubblica o privata». Intanto l'Italia dovrebbe «ratificare il prima possibile la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione», una firma attesa dal 1997. E, contestualmente, «provvedere a punire anche la corruzione tra privati, come già avviene in Europa, non solo tra soggetti pubblici come avviene finora».
Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso non è sorpreso per la fotografia che sta emergendo dalle inchieste che hanno coinvolto le giunte di Napoli, di Pescara, di Firenze e gli amministratori locali di Potenza. “L'Italia dei favori”, per chi si occupa di mafia, è pane quotidiano. «Spesso, direi sempre, nelle indagini di mafia abbiamo trovato un sistema clientelare basato sulle intermediazioni, tu hai bisogno-io ti prometto-tu mi dai in cambio qualcosa. La moneta di scambio più usata è il voto ma l'intermediazione può riguardare molte altre cose, dagli appalti al posto di lavoro, dalla nomina e all'incarico».
Le ultime inchieste, pur non avendo a che fare con la mafia, ci raccontano un sistema antico e conosciuto? «Purtroppo è il legame di sempre tra chi ha il potere e lo gestisce e chi ha bisogno di qualcosa. È un meccanismo che dal sistema mafioso si è esteso, come metodo, nella sfera politica. C'è un parallelismo tra sistema mafioso e sistema politico e riguarda il metodo clientelare. Prendiamo i concorsi pubblici: oggi non c'è un candidato a un concorso pubblico convinto di poter avere il posto o l'incarico, che magari si merita, senza dover prima ricercare una spinta. Giuseppe Guttadauro, stimato medico e boss di Brancaccio, pluricondannato, decideva nel salotto di casa sua quale medico dovesse ricoprire un determinato incarico in un certo ospedale. Lo stesso fa il politico».
La politica, come la mafia, cerca di conquistare il consenso sulla base di un sistema di favori? «È così. Oggi l'imprenditore stimato, il politico influente fanno parte di una rete di amicizie strumentali a cui si cerca di connettersi in mancanza di altre reti basate su valori come onesta, affidabilità, merito, professionalità. Tutto si risolve nella microfisica dei rapporti interpersonali. È lì che si prendono decisioni, si fanno affari, si veicolano capitali, si utilizzano conoscenze. Questo insieme reticolare ha una vischiosità e una forza di inerzia per cui chi non è dentro si ritrova esposto alla perdita di benefici. La scelta è restare fuori, da tutto, o entrare nel club. Questo sistema, allargandosi a macchia d'olio, ha creato la convinzione che le pratiche clientelari producano occupazione. Ormai è una regola di comportamento a cui tutti si attengono. Gli animali occupano il territorio. Mafia e politica adottano la stessa logica: occupare il territorio in vista del consenso».
Procuratore, analisi gravissima. «È quanto ci raccontano le indagini. Il problema è che tutto questo è diventato normale, una prassi, come se andasse bene a tutti. Ricordo il caso di Vincenzo Lo Giudice (deputato della regione Sicilia e dal 2001 al 2004 deputato dell'Udc, condannato nel febbraio 2008 in primo grado per associazione mafiosa, corruzione, turbativa d'asta ndr), portatore di ben 40 mila voti e per questo conteso prima a destra e poi a sinistra. Allora dissi che finché la politica resta cieca di fronte a questi casi, sarà difficile uscire da ambiguità e collusioni. Mi fu risposto che quei voti sarebbero andati comunque a qualcuno. Tanto valeva portarseli a casa».
È stato pesato il fatturato della mafia. Quanto vale la corruzione nel bilancio di clan e famiglie? «La prassi è che la famiglia mafiosa incassi una tangente del 2-3% del valore dell'opera costruita sul territorio del clan. Più in generale è stato calcolato che il 10 per cento del denaro pubblico prenda altre vie. Una seria lotta alla corruzione farebbe risparmiare questi soldi per destinarli a famiglie, scuola, lavoro, alla stessa giustizia».
Secondo un'indagine del Cnel la maggiore difficoltà per le imprese del nord che vogliono investire al sud non è la mafia ma "l'inefficienza della pubblica amministrazione". «Un risultato che fa ancora più rabbia. Significa che quello della mafia è una specie di costo fisso, lo puoi preventivare nel budget. I ritardi, il rialzo dei costi e tutta quella burocrazia su cui poi prospera la corruzione, no. Quando penso a questa indagine mi viene in mente Vito Ciancimino, il sindaco del sacco di Palermo, che disse che i magistrati erano dei pazzi perché volevano distruggere il sistema della tangente fissa che a suo modo aveva un ordine ed era una garanzia».
Quanto può essere utile ai clan una classe politica e, per riflesso, una società che vivono più sui favori che sul merito? «Il sistema dei favori e delle clientele può far proliferare e prosperare il sistema mafioso. Sono sistemi modulari, possono funzionare entrambi in modo autonomo e convivere seppur separatamente. Oppure ci possono essere reciproche interferenze. Dipende dal territori».
Perché sono fondamentali le intercettazioni per combattere i reati contro la pubblica amministrazione e poi, come s'è visto, arrivare al crimine organizzato? «Oggi, in mancanza di testimoni e di documentazioni, le intercettazioni sono uno strumento necessario per portare prove granitiche in aula. Per un reato come la corruzione che richiede un accordo tra corruttore e corrotto - io lo chiamo sinallagma - per cui entrambi non hanno interesse a denunciare per proteggersi e non indebolirsi, le intercettazioni sono fondamentali».
Certe prassi come il favore e la clientela non sempre sono reato. Cosa serve per combattere certe storture del sistema? «Mancano i controlli sulla discrezionalità e sulla legalità degli atti della pubblica amministrazione. Una volta c'erano i Comitati regionali di controllo (Coreco) e i segretari comunali di nomina statale garantivano la legalità. Oggi i Coreco non ci sono più e i segretari sono di nomina politica».
Il Parlamento, a maggioranza, ha approvato la norma per cui gli appalti fino a 500 mila euro saranno dati a trattativa privata, il 30% dei cantieri aperti oggi in Italia affidati sulla base delle conoscenze personali di sindaci, assessori. «Non vorrei sembrare cinico, ma il vero problema oggi non è la trattativa privata o l'asta pubblica. Il problema è l'onestà e l'etica di chi affida i lavori: se lo fanno a prezzo giusto, nei tempi prestabiliti, ne guadagniamo tutti».
Procuratore, è stato convocato dalla Commissione antimafia sull'emergenza legata ai legami tra politica e crimine organizzato? «Non ancora».
Nel nostro Paese chi si dimette da incarichi pubblici elettivi (dai comuni al parlamento) perché oggetto di indagine è ritenuto un animale raro, un po’ come il Pipistrello calabrone della Birmania. Il concetto che ci permettiamo di sottolineare è semplice. Chi viene eletto dal popolo rappresenta un volere, un insieme di individui che vedono in lui/lei il soggetto che li può pubblicamente impersonare in questioni di interesse generale. Questo vale dal piccolo paesino come negli Stati di grandi dimensioni. Ecco perché una volta ritenuto coinvolto in questioni illecite, anche solo indirettamente, dovrebbe quantomeno fare il gesto di chiedere ascolto a chi lo ha votato (chiedere un incontro pubblico di chiarimento), se non (come etica vorrebbe) dare le dimissioni dagli incarichi in attesa di chiarimenti. Questo non solo ne farebbe una persona corretta rispetto a chi ha veduto in lui la scelta migliore per amministrare qualsiasi potere a qualsiasi livello, ma ne farebbe una persona “pubblica” molto più forte nel passare ad essere giudicato. Il concetto di dimissioni è molto oscuro in Italia. Una dissonanza palese con il principio del sedere al caldo. Nel nostro Parlamento fioccano condannati in via definitiva e indagati, mentre non si ha notizia di politici che abbiano rimesso in mano di sindaci o presidenti del consiglio i mandati popolari per questioni svariate (truffe, abusi, concussione, corruzione, ecc.). Insomma, salvo il principio sacrosanto della innocenza preventiva, qui non si tratta di puntare il dito, di giudicare colpevole un indagato o un reietto un condannato in primo e/o secondo grado di giudizio, ma di rispondere ad una semplice domanda che i cittadini (italiani, americani, mondiali) devono porre loro: dato che il tuo operato è oggetto di indagine, non sarebbe opportuno che affrontassi il giudizio come singolo cittadino e non come nostro rappresentante? Cioè: ad essere giudicato non deve essere il ruolo politico, ma la persona che (eventualmente) può averne abusato per proprio interesse. Se questo è giustizialismo allora non abbiamo scusanti.
Nel nostro Paese chi si dimette da incarichi pubblici elettivi (dai comuni al parlamento) perché oggetto di indagine è ritenuto un animale raro, un po’ come il Pipistrello calabrone della Birmania. Il concetto che ci permettiamo di sottolineare è semplice. Chi viene eletto dal popolo rappresenta un volere, un insieme di individui che vedono in lui/lei il soggetto che li può pubblicamente impersonare in questioni di interesse generale. Questo vale dal piccolo paesino come negli Stati di grandi dimensioni. Ecco perché una volta ritenuto coinvolto in questioni illecite, anche solo indirettamente, dovrebbe quantomeno fare il gesto di chiedere ascolto a chi lo ha votato (chiedere un incontro pubblico di chiarimento), se non (come etica vorrebbe) dare le dimissioni dagli incarichi in attesa di chiarimenti. Questo non solo ne farebbe una persona corretta rispetto a chi ha veduto in lui la scelta migliore per amministrare qualsiasi potere a qualsiasi livello, ma ne farebbe una persona “pubblica” molto più forte nel passare ad essere giudicato. Il concetto di dimissioni è molto oscuro in Italia. Una dissonanza palese con il principio del sedere al caldo. Nel nostro Parlamento fioccano condannati in via definitiva e indagati, mentre non si ha notizia di politici che abbiano rimesso in mano di sindaci o presidenti del consiglio i mandati popolari per questioni svariate (truffe, abusi, concussione, corruzione, ecc.). Insomma, salvo il principio sacrosanto della innocenza preventiva, qui non si tratta di puntare il dito, di giudicare colpevole un indagato o un reietto un condannato in primo e/o secondo grado di giudizio, ma di rispondere ad una semplice domanda che i cittadini (italiani, americani, mondiali) devono porre loro: dato che il tuo operato è oggetto di indagine, non sarebbe opportuno che affrontassi il giudizio come singolo cittadino e non come nostro rappresentante? Cioè: ad essere giudicato non deve essere il ruolo politico, ma la persona che (eventualmente) può averne abusato per proprio interesse. Se questo è giustizialismo allora non abbiamo scusanti.
Anche la crisi collettiva è oggi un progetto dettagliato, grazie a chi governa questo Paese. Di fatto, esistono oggi tutti i crismi della implosione sociale. Non solo per una mancanza enorme di attenzione per le classi più deboli del Paese, ma soprattutto per il paradosso economico che sta ingoiando letteralmente il tessuto produttivo nazionale. La globalizzazione, mal gestita a seguito di una ridicola azione di incentivazione allo sviluppo interno, sta presentando il conto ad una Italia approssimativa, dove lo spreco di risorse perpetrato in decenni di lassismo e malafede, sommato a carenze per riforme reali ha reso lo Stato una pianta grassa e non, come dovrebbe essere, un armonizzatore socio-economico. Le nostre fabbriche sono fuori mercato (se non fuori confine…). L’indotto della grande industria nelle mani delle Banche. Il sistema creditizio nelle grinfie di CdA intrecciati. Le famiglie vittime di mutui erosivi. I giovani condannati a sperare nel precariato, laddove anche questo, grandemente privo di tutele elementari, è ormai ritenuto meglio di niente. Forse è stato sbagliato qualcosa. Qualcosa di difficilmente riparabile con “carte sociali” da 40 € al mese. Qualcosa di disonesto nei confronti di chi ha sudato anni per mandare i figli a studiare, per poi vederli brucare le briciole di un mondo del lavoro fantasma. Qui non si tratta di destra o sinistra. Troppo facile. Non si tratta di un solo uomo, anche se qualcuno si è impegnato veramente a fondo per non migliorare le cose: Berlusconi, Prodi, Veltroni, Tremonti, ma anche i sindacati confederali. Ma ce ne sarebbero molti altri da chiamare in causa: ministri, segretari di partito, faccendieri, banchieri, giornalisti e parte della cosiddetta “intellighenzia”. In questo momento, dicono gli esperti, l’Italia è in recessione tecnica. In realtà l’Italia è in stallo da molto più tempo e la bolla finanziaria statunitense insegna che si possono far galleggiare i consumi grazie al credito bancario anche per anni. Finché il cerchio si stringe e i rubinetti restano aperti a vuoto. Altro che ottimismo. Altro che consumare per rilanciare la produzione (e Massimo Fini qualche giorno fa faceva notare giustamente che un tempo, a rigor di logica, si produceva per dare risposta al consumo e non il contrario…), qui l’euforia artificiale va al di là del trapianto tricologico. Occorre una svolta vera e non di facciata. Cambiare le basi e tornare in corsa, realmente. Oggi esplode con tutta la sua evidenza di gestioni pubbliche in malafede, capace di generare la disparità di tutele, la mancanza di prospettive, la corruzione, la precarietà. Un Paese così malridotto è stato lasciato volutamente alla deriva, facendo sì che aumentasse il divario tra ricchi e poveri, con l’abbattimento della classe media, sbriciolatasi grazie al change over dell’euro, alla grottesca mancanza di ammortizzatori sociali. È bene che la gente sappia che tutto questo è stato voluto. È stato progettato a tavolino dalla politica dei partiti, asservita alle Banche, alla finanza più laida e corruttrice. Il governo attuale vuole che i cittadini accettino lo stato dell’arte, in silenzio, annacquando la quotidianità e portando la massa a disinteressarsi alla lotta di base, per una democrazia vera. L’opposizione ridicola del PD spalleggia un piano di violenza inaudita, che mira a non far più partecipare la gente alla gestione della cosa pubblica. Questa gentaglia vuole che i cittadini abbiano paura, abbiano “bisogni” e non possano dire di no. Non dobbiamo mollare. Molti ragazzi e giovani adulti possono ancora trarre il meglio dalle radici sane del Belpaese. Esiste un bagliore.
Anche la crisi collettiva è oggi un progetto dettagliato, grazie a chi governa questo Paese. Di fatto, esistono oggi tutti i crismi della implosione sociale. Non solo per una mancanza enorme di attenzione per le classi più deboli del Paese, ma soprattutto per il paradosso economico che sta ingoiando letteralmente il tessuto produttivo nazionale. La globalizzazione, mal gestita a seguito di una ridicola azione di incentivazione allo sviluppo interno, sta presentando il conto ad una Italia approssimativa, dove lo spreco di risorse perpetrato in decenni di lassismo e malafede, sommato a carenze per riforme reali ha reso lo Stato una pianta grassa e non, come dovrebbe essere, un armonizzatore socio-economico. Le nostre fabbriche sono fuori mercato (se non fuori confine…). L’indotto della grande industria nelle mani delle Banche. Il sistema creditizio nelle grinfie di CdA intrecciati. Le famiglie vittime di mutui erosivi. I giovani condannati a sperare nel precariato, laddove anche questo, grandemente privo di tutele elementari, è ormai ritenuto meglio di niente. Forse è stato sbagliato qualcosa. Qualcosa di difficilmente riparabile con “carte sociali” da 40 € al mese. Qualcosa di disonesto nei confronti di chi ha sudato anni per mandare i figli a studiare, per poi vederli brucare le briciole di un mondo del lavoro fantasma. Qui non si tratta di destra o sinistra. Troppo facile. Non si tratta di un solo uomo, anche se qualcuno si è impegnato veramente a fondo per non migliorare le cose: Berlusconi, Prodi, Veltroni, Tremonti, ma anche i sindacati confederali. Ma ce ne sarebbero molti altri da chiamare in causa: ministri, segretari di partito, faccendieri, banchieri, giornalisti e parte della cosiddetta “intellighenzia”. In questo momento, dicono gli esperti, l’Italia è in recessione tecnica. In realtà l’Italia è in stallo da molto più tempo e la bolla finanziaria statunitense insegna che si possono far galleggiare i consumi grazie al credito bancario anche per anni. Finché il cerchio si stringe e i rubinetti restano aperti a vuoto. Altro che ottimismo. Altro che consumare per rilanciare la produzione (e Massimo Fini qualche giorno fa faceva notare giustamente che un tempo, a rigor di logica, si produceva per dare risposta al consumo e non il contrario…), qui l’euforia artificiale va al di là del trapianto tricologico. Occorre una svolta vera e non di facciata. Cambiare le basi e tornare in corsa, realmente. Oggi esplode con tutta la sua evidenza di gestioni pubbliche in malafede, capace di generare la disparità di tutele, la mancanza di prospettive, la corruzione, la precarietà. Un Paese così malridotto è stato lasciato volutamente alla deriva, facendo sì che aumentasse il divario tra ricchi e poveri, con l’abbattimento della classe media, sbriciolatasi grazie al change over dell’euro, alla grottesca mancanza di ammortizzatori sociali. È bene che la gente sappia che tutto questo è stato voluto. È stato progettato a tavolino dalla politica dei partiti, asservita alle Banche, alla finanza più laida e corruttrice. Il governo attuale vuole che i cittadini accettino lo stato dell’arte, in silenzio, annacquando la quotidianità e portando la massa a disinteressarsi alla lotta di base, per una democrazia vera. L’opposizione ridicola del PD spalleggia un piano di violenza inaudita, che mira a non far più partecipare la gente alla gestione della cosa pubblica. Questa gentaglia vuole che i cittadini abbiano paura, abbiano “bisogni” e non possano dire di no. Non dobbiamo mollare. Molti ragazzi e giovani adulti possono ancora trarre il meglio dalle radici sane del Belpaese. Esiste un bagliore.
Signor Presidente della Regione Lazio, le scriviamo in quanto da oltre un anno lei e' tra i piu' accanitisostenitori della realizzazione a Viterbo di un illegale e irrazionalemega-aeroporto per voli low cost del turismo "mordi e fuggi" per Roma. Ed inquesto suo accanimento lei sembra voler ignorare che la realizzazionedell'opera violerebbe non solo vigenti leggi italiane ed europee ma ancheimpegni, piani, normative e vincoli di salvaguardia stabiliti dalla stessaRegione Lazio.
Le segnaliamo per l'ennesima volta che la realizzazione nell'area termaledel Bulicame di un nocivo e distruttivo mega-aeroporto provocherebbeinevitabilmente: a) un grave ed irreversibile danno ad un'area di enorme valorenaturalistico, storico-culturale, sociale, terapeutico ed economico; b) un inquinamento che colpirebbe pesantemente il territorio ed i cittadini,provocando gravi danni alla salute, alla sicurezza e alla qualita' dellavita dei viterbesi; c) ulteriori gravi danni che abbiamo piu' volte segnalato, ad esempio nellanostra lettera al Presidente della Repubblica del 4 agosto 2008, lettera chegia' le inviammo per opportuna conoscenza.
Con la presente siamo pertanto a chiederle di volersi finalmente opporrealla realizzazione di un'opera inquinante, nociva e distruttiva, un'operacontraria al pubblico interesse, un'opera che violerebbe le vigenti norme atutela dei beni ambientali e culturali, della salute dei cittadini, deidiritti soggettivi e dei legittimi interessi della popolazione viterbese.
Qualora lei intendesse proseguire invece nel favoreggiamento dellarealizzazione di un'opera dagli esiti inammissibili, la presente valga comediffida.
Riservandoci di sollecitare l'intervento delle competenti istituzioni dicontrollo e particolarmente delle magistrature giurisdizionalmente prepostead intervenire, voglia gradire distinti saluti.
Signor Presidente della Regione Lazio, le scriviamo in quanto da oltre un anno lei e' tra i piu' accanitisostenitori della realizzazione a Viterbo di un illegale e irrazionalemega-aeroporto per voli low cost del turismo "mordi e fuggi" per Roma. Ed inquesto suo accanimento lei sembra voler ignorare che la realizzazionedell'opera violerebbe non solo vigenti leggi italiane ed europee ma ancheimpegni, piani, normative e vincoli di salvaguardia stabiliti dalla stessaRegione Lazio.
Le segnaliamo per l'ennesima volta che la realizzazione nell'area termaledel Bulicame di un nocivo e distruttivo mega-aeroporto provocherebbeinevitabilmente: a) un grave ed irreversibile danno ad un'area di enorme valorenaturalistico, storico-culturale, sociale, terapeutico ed economico; b) un inquinamento che colpirebbe pesantemente il territorio ed i cittadini,provocando gravi danni alla salute, alla sicurezza e alla qualita' dellavita dei viterbesi; c) ulteriori gravi danni che abbiamo piu' volte segnalato, ad esempio nellanostra lettera al Presidente della Repubblica del 4 agosto 2008, lettera chegia' le inviammo per opportuna conoscenza.
Con la presente siamo pertanto a chiederle di volersi finalmente opporrealla realizzazione di un'opera inquinante, nociva e distruttiva, un'operacontraria al pubblico interesse, un'opera che violerebbe le vigenti norme atutela dei beni ambientali e culturali, della salute dei cittadini, deidiritti soggettivi e dei legittimi interessi della popolazione viterbese.
Qualora lei intendesse proseguire invece nel favoreggiamento dellarealizzazione di un'opera dagli esiti inammissibili, la presente valga comediffida.
Riservandoci di sollecitare l'intervento delle competenti istituzioni dicontrollo e particolarmente delle magistrature giurisdizionalmente prepostead intervenire, voglia gradire distinti saluti.